Ricordi, Almaviva, era bello:

tutti quegli istanti nel tuo paese dolcissimo

impastato di casette un po' traballanti,

e vano sarebbe domandare quanto lunghi,

tra le giostre che poi spengono, senza bambini,

e lasciano i rami teneri dei baci

a sospirare, a ridere, a sorridere.

Ora finiscono! Ora finiscono? - impasta il treno.

A nostra insaputa tessono ancora trii

i musici trepidi dei baci?


Prendi ora respiro e guarda –

dice l’immagine mia, il pensiero –

guarda anche se vedi

soltanto una desertica parola

un nudo segno.


È per me un dio chi, pur a me non accline, m’irradia

immagini ed enigmi,

chi mi dona istantanea veduta

della soglia e dell’estraneo che di là fa luce…


Cosa diventa nell’Invisibile

La Luce?

E posso io divenire almeno

Tenebra fortunosa, deviata, tenebra,

tenebra che vede?


E noi, prepariamo noi stessi alla nostra fine!

Insieme a tutti i nostri segni più alti e più cari

(le cattedrali cadranno in polvere insieme alle Gioconde

e alle vitalità barocche e a tutti o quasi i Giardini

delle Delizie e Pradi e San Pietri e Vaticani

e San Marco, tranne alcuni…)


(da: Ricordo il purissimo azzurro del cielo)











A Ognuno infante



Oh no, nulla ho,

nulla da darvi, non doni

che si confrontino con voi:

vi abbracci la pienezza

di questo nulla.





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DIZIONARIO RUBINIANO


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VIA SILVIO PELLICO 3 MACERATA


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TESTIMONIANZE


DOCUMENTI


Rubina Giorgi è nata a Roma il 15 dicembre del 1930, da madre siciliana e padre torinese. Ha due sorelle più piccole, Gilberta (morta nel 2020) e Angela. L'infanzia e l'adolescenza non sono, come si dice, sorridenti, favolose, cresce in difficolta, agrezza desiderosa di tenerezza, timidezza (patologica?) desiderosa all'estremo di amicizia. Ne parla diffusamente in La vita imperfetta e in parte in L'imperfezione necessaria.

Ha iniziato e proseguito la sua attività di studiosa e di scrittrice precipuamente nell'ambito dell'Istituto di Studi Filosofici dell'Università di Roma - fondato e condotto da Enrico Castelli Gattinara con mente curiosa delle più sottili figure dello spirito e con iniziativa ben altrimenti versatile rispetto alla consuetudine accademica - dalla metà degli anni sessanta in poi, in particolare collaborando alla sua rivista "Archivio di Filosofia" e partecipando ai colloqui internazionali sulla "demitizzazione" organizzati dall'Istituto.

Per "Archivio di Filosofia" ha fra l’altro tradotto alcuni fondamentali contributi di Karóly Kerényi, collaborando con l'autore a stabilire la terminologia del suo pensiero in lingua italiana, tuttora invalsa.

Professore di Filosofia del linguaggio nonché di Estetica (Libera Docenza in Estetica conseguita negli anni settanta) presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Salerno, su missione di tale Facoltà ha effettuato ricerche sul barocco letterario e filosofico presso diversi Istituti e Biblioteche europei (Parigi, Wolfenbűttel, Monaco, Londra). Cfr. per es., oltre ai corsi su Walter Benjamin e su Novalis, il saggio su Jacob Bõhme in Alla ricerca delle nascite. Lingua e mania o anche Figure di Nessuno e Favola e simbolo.

Ha partecipato a ricerche di teoria del teatro e di drammaturgia con istituzioni teatrali e gruppi teatrali (coordinamento di G. Bartolucci, C. Quartucci ecc.).

Ad una ipotesi di estetica negativa (che attinga cioè sempre, insieme all’interesse specialistico, l'intera complessità o, se si vuole, l'intera semplicità dell'esperienza filosofica) ha lavorato nei suoi primi libri (v. in elenco pubblicazioni: Simbolo e schema e La riflessione simbologica).

Poi ha tentato l'elaborazione di una simbolica della mente basandosi su un materiale filosofico e letterario desunto per gran parte dall'area tedesca (barocco e Frűhromantik in specie - sia sul versante Schlegel-Novalis sia su quello Creuzer-Bachofen divenuto importante, quest'ultimo, in un secondo momento per confronto con la sua concezione della filosofia come iniziazione).

La formula cui si è attenuta nel suo lavoro di scrittura e che debba farsi poesia filosofando e filosofia poetando. Ha pubblicato libri e articoli di filosofia del simbolo e di poesia, tra l'altro con Cedam, Lerici, Nuova Italia, Feltrinelli.

Uno studio di elezione sono state le tematiche della "modernity" - entro le quali sono stati provati di volta in volta, a guisa di chiave mentale, taluni aspetti di una proteiforme figura letteraria e di senso comune, il "Nessuno" o Niemand di derivazione soprattutto nordica e umanistica (oltre che ovviamente omerica).

Dalla fenomenologia di un "umano della fine" - desunta appunto dai temi del "moderno" - deriva lo studio di potenzialità visionarie del linguaggio (v. per es. Dante e Meister Eckhart. Letture per it tempo della fine).

Altri nuclei della sua ricerca dai primi anni novanta ad oggi: il romanzesco della filosofia; l'uomo doppio e il doppio pensiero; l'immagine e suoi paradossi; filosofia come iniziazione o come esercizio della mente e dell'anima.

Trovatori, stilnovisti, e in specie Dante, dalla Vita Nuova al Convivio alla Commedia, e inoltre i mistici, dal medioevo in poi, concorrono ad offrire testimonianze e documenti dell'uomo doppio e del doppio pensiero - pensiero di ragione e pensiero d'amore, uomo umano e uomo transumano (in elenco pubblicazioni: Immagini d'amore, immagini di ragione e Luoghi dell'amore). "Pensiero di ragione" e "pensiero d'amore" tessono un tragitto avventuroso di reciproco confronto, di accordo e conflitto. Un'avventura senza trionfatori, ma accesa da speranze che l'uomo si desti a sue, ulteriori risorse d'intelligenza e d'amore - d'intelligenza d'amore - "nuove" da sempre.

Nell'ultima fase con la triade di saggi filosofici su base neuroscientifica ("Che faro senza il mio Ben". Cervello, filosofia, mistica, 2011; Sofismi. Filosofia e neuroscienza, 2012; La vena nascosta, 2014) l'interesse va posto su un forte fecondo accento sull'intreccio di emotività e razionalità e sulla necessità di studiare i meccanismi cerebrali delle emozioni - e tra questi ii sistema dei neuroni specchio fondamento dell'empatia - in quanto contribuiscono all'espansività e di fatto all'espansione della conoscenza, di conoscenze vitali e complesse.

Dopo il pensionamento, da Salerno si era trasferita a Macerata. La rivista "Secondo Tempo" le dedica come omaggio nel 2009 un fascicolo monografico, il libro trentaseiesimo con la copertina Palinsesto (da un'idea di Dieter Grauer).

È morta in una clinica di Roma, assistita dalle sorelle e soprattutto dal marito Alessandro Tesauro, il 13 luglio del 2019.



In libreria




Caro Lucio,

raramente - credo - come in questa notte e in questo giorno ho sperimentato con così abbagliante evidenza il passaggio simbolico tra pienezza e vuotezza, tra presenza e assenza, prossimità e distanza. Quando circostanze che distolgono da attaccamenti troppo immediati stabiliscono nelle parti della vita di una persona o nei rapporti tra le persone proporzioni esplicite tra esistenza positiva e sua proiezione immaginaria, tra esistente ed inesistenziale, tra in-luce e in-ombra, allora si instaura il predominio del simbolico, lo specchio della riflessione simbologica: del continuo trasparente che lega gli eventi discreti e dispersi, e nel cui mezzo l'invisibile passa in visibile, il silenzio in suono e voce, il lontano in vicino, l'incomprensibile in comprensibile - o inversamente.

Allora abbiamo compiuto - di un volume trasparente - le cose incompiute, abbiamo visto, udito, penetrato, comunicato, amato. Oppure siamo nel percorso che porta al compimento, al vedere, all'udire, al penetrare: percorso allegorico, poiché è una congiunzione di distanze disuguali, una misura di spazi puri dell'evento (elevazione del tempio (tempo) dell'evento), ossia misura dell'oltre e dell'altro, ossia misura che restituisce l'evento come caso che ha superato se stesso (la propria eventualità). Il senso dell'evento, dunque, è altrove; e tuttavia nell'evento auto­ riflettente. Nel movimento auto-riflettente l'evento raggiunge il senso.

Non l'evento come evento, ma l'evento come senso - rimando allegorico - si offre a noi nell'evento: ci dona la sua protezione dall'alto: la protezione è il tenerci sospesi, rassicurati nell'al di fuori da ogni riparo, consolati con una impervia consolazione: il cammino sostituito alla dimora.

L'offerente e l'offerto: un luogo senza luogo, un nome senza nome.


Rubina


Roma, 19 febbraio 1969




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